CREA - Centro di Ricerca e Ambulatori

CREA - Centro di Ricerca E Ambulatori è un progetto di ricerca scientifica e di evoluzione scientifico - culturale per la Fondazione San Sebastiano della Misericordia di Firenze.




Archivio News

news

02/04/2021
Consapevolezza 2021 - Diretta Facebook ore 11-13



24/02/2021
Congresso Nazionale SOPSI - 24-27 febbraio 2021



21/09/2020
AUTISMO E DEPRESSIONE POST-COVID - 8 ottobre 2020



05/06/2020
Diretta Facebook - 5 giugno 2020 ore 17.30



30/03/2020
SFIDAUTISMO20 campagna FIA 30 marzo-12 aprile 2020




 
19/04/2016

LA DIFFERENZA DI GENERE NEI DISTURBI DELLO SPETTRO AUTISTICO: NUOVE ACQUISIZIONI

L'autismo è stato a lungo descritto come una condizione molto più diffusa nei maschi che nelle femmine, con un rapporto pari a circa 4,5:1. Anche con l'introduzione di un approccio diagnostico dimensionale, identificato dalla definizione del DSM-5, lo spettro autistico ha mantenuto tale differenza di genere, anche se con una leggera riduzione: secondo alcuni epidemiologi il rapporto attuale sarebbe di circa 3:1.
Molti studiosi e clinici individuano una possibile spiegazione della minor prevalenza nelle femmine nella sottovalutazione del disturbo o nella diagnosi tardiva, solo quando i sintomi diventino particolarmente gravi. In letteratura vengono, infatti, riportati quadri clinici di femmine con DSA, caratterizzati da sintomi autistici più gravi, più bassi livelli di quoziente intellettivo e più severe disfunzioni nelle abilità verbali, comunicative e sociali. Recenti studi, condotti su una serie di casi di giovani donne, hanno rilevato come molte delle diagnosi effettuate, tra cui risultano frequenti i disturbi del comportamento alimentare, nascondano in realtà sintomi ascrivibili ai DSA. Tutto questo ha portato nel corso degli anni a misconoscere i DSA nella popolazione femminile e a interpretare la presenza di tratti autistici come sintomi di altri disturbi psichiatrici. Gli errori di valutazione diagnostica non bastano però a giustificare tali differenze, ci sono infatti sempre più evidenze scientifiche che supportano l’ipotesi di una differente caratterizzazione biologica nel genere maschile e femminile, che varia nel tempo in relazione a diversi fattori genetici e ambientali.
Recentemente alcuni ricercatori hanno confrontato la struttura cerebrale di 139 bambini (112 maschi e 27 femmine) con DSA di età compresa tra i 3 e i 5 anni, con quella di 82 bambini (53 maschi e 29 femmine) non affetti da DSA. Nei bambini affetti da DSA è stata osservata un’anormale connettività dei lobi frontali, e nel confronto diretto fra maschi e femmine è stata rilevata una differente organizzazione delle fibre che compongono il corpo calloso. Le differenze nei pattern di organizzazione delle fibre callose, che dipendono altresì da fattori biologici noti, quali l’esposizione prenatale e neonatale a ormoni steroidei e a citochine infiammatorie, potrebbero in parte spiegare differenze di prevalenza e alcune peculiarità sintomatologiche e di esordio che si riscontrano nei maschi e nelle femmine con DSA.
Altre ricerche hanno invece individuato differenze a livello genetico, ipotizzando la presenza di un fattore protettivo che ridurrebbe nelle femmine il rischio di sviluppare DSA. In particolare sono stati sequenziati e analizzati campioni di DNA provenienti da quasi 16.000 pazienti affetti da disturbi del neurosviluppo e da 762 famiglie affette da DSA. Sono state analizzate le Copy Number Variants (CNVs), cioè le variazioni del numero di copie geniche, e le Single Nucleotide Variants (SNVs), cioè le variazioni di singoli nucleotidi. I risultati hanno mostrato che il numero di mutazioni che coinvolgono CNVs e SNVs risultano maggiori nelle femmine con DSA rispetto ai maschi, suggerendo che il cervello femminile, a differenza di quello maschile, necessita di alterazioni genetiche più numerose per sviluppare le stesse alterazioni. L’ipotesi dell’esistenza di un fattore protettivo femminile, anche se avvalorata da numerose evidenze scientifiche, ha bisogno tuttavia di ulteriori indagini che possano spiegarne meglio la complessa eziologia.
Più recentemente, è stato individuato uno specifico agente causale in grado di spiegare almeno in parte le differenze di genere nei DSA. Un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Biochimica e Medicina Molecolare della George Washington University (USA), ha rilevato che esistono differenze di genere nell’espressione del gene per il recettore orfano alfa dell’acido retinoico (retinoic acid-related orphan receptor alpha – RORA) e nella regolazione di altri geni target, tra cui l’aromatasi (CYP19A1). L’espressione del gene RORA e quella dei suoi geni target, regolata anche dagli ormoni sessuali maschili e femminili, risulterebbe ridotta in specifiche aree cerebrali in soggetti maschi affetti da DSA.
L’identificazione di differenze biologiche/genetiche/ambientali tra maschi e femmine affetti da DSA, potrebbe rivelarsi molto utile per indirizzare le nostre ricerche future e conseguire maggiori competenze in materia. L’acquisizione da parte della comunità scientifica di queste nuove conoscenze, potrà infatti aiutarci a migliorare le nostre capacità diagnostiche, affinare gli strumenti di valutazione in nostro possesso, approfondire e comprendere alcuni dei meccanismi eziopatogenetici implicati e attuare interventi sempre più mirati.

BIBLIOGRAFIA

- Baron-Cohen S, Auyeung B, Norgaard-Pedersen B, Hougaard DM, Abdallah MW, Melgaard L, et al. Elevated fetal steroidogenic activity in autism. Mol Psychiatry. 2015;20(3):369–76.
- Begeer S, Mandell D, Wijnker-Holmes B, Venderbosch S, Rem D, Stekelenburg F, et al. Sex differences in the timing of identification among children and adults with autism spectrum disorders. J Autism Dev Disord. 2013;43(5):1151–6.
- Fombonne E, Quirke S, Hagen A. Epidemiology of pervasive developmental disorders. In: Amaral DG, Dawson G, Geschwind DH, editors. Autism spectrum disorders. New York, NY: Oxford University Press; 2011. p. 90–111.
- Hu VW, Sarachana T, Sherrard RM, Kocher KM. Investigation of sex differences in the expression of RORA and its transcriptional targets in the brain as a potential contributor to the sex bias in autism. Mol Autism. 2015 May 13;6:7.
- Jacquemont S, Coe BP, Hersch M, Duyzend MH, Krumm N, Bergmann S, Beckmann JS, Rosenfeld JA, Eichler EE. A higher mutational burden in females supports a "female protective model" in neurodevelopmental disorders. Am J Hum Genet. 2014 Mar 6;94(3):415-25.
- Jensen CM, Steinhausen HC, Lauritsen MB. Time trends over 16 years in incidence-rates of autism spectrum disorders across the lifespan based on nationwide Danish register data. J Autism Dev Disord. 2014;44(8):1808–18.
- Lai MC, Baron-Cohen S, Buxbaum JD. Understanding autism in the light of sex/gender. Mol Autism. 2015 May 13;6:24.
- Lai MC, Lombardo MV, Auyeung B, Chakrabarti B, Baron-Cohen S. Sex/gender differences and autism: setting the scene for future research. J Am Acad Child Adolesc Psychiatry. 2015;54(1):11–24.
- Mandy W, Tchanturia K. Do women with eating disorders who have social and flexibility difficulties really have autism? A case series. Mol Autism. 2015. doi:10.1186/2040-2392-6-6.
- Nordahl CW, Iosif AM, Young GS, Perry LM, Dougherty R, Lee A et al. Sex differences in the corpus callosum in preschool-aged children with autism spectrum disorder. Mol Autism. 2015.
- Trubanova A, Donlon K, Kreiser NL, Ollendick TH, White SW. Under-identification of ASD in females: a case series illustrating the unique presentation of ASD in young adult females. Scandinavian J Child Adol Psychiatry Psychol. 2014;2(2):66–76.
- Zerbo O, Yoshida C, Grether JK, Van de Water J, Ashwood P, Delorenze GN, et al. Neonatal cytokines and Chemokines and risk of autism spectrum disorder: the early markers for autism (EMA) study: a case - control study. J Neuroinflammation. 2014;11:113.



Michele Rossi e Marco O. Bertelli