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21/07/2016

PARACETAMOLO IN GRAVIDANZA COME CAUSA D’AUTISMO: ANCORA NESSUNA EVIDENZA DEFINITIVA

Il paracetamolo è considerato uno dei pochi farmaci sicuri per le donne in gravidanza, ma un recente studio spagnolo, condotto su un campione di 2.644 donne e sui loro figli esaminati per i primi 5 anni di vita, ha rilevato dati che ne mettono in discussione questa caratteristica.
Il paracetamolo, che con riferimento alla sua struttura chimica viene chiamato anche N-acetil-para-amminofenolo o più sinteticamente acetaminofene, è un farmaco ad azione antipiretica, analgesica e blandamente antiinfiammatoria, di uso comune, sia da solo, sia in associazione ad altri principi attivi, per il trattamento delle forme virali da raffreddamento, o di vari condizioni morbose includenti dolore. Viene venduto come preparato 'da banco', ovvero senza obbligo di prescrizione medica.
Lo studio del Creal Institute di Barcellona, pubblicato il mese scorso sull'International Journal of Epidemiology, ha evidenziato un'associazione fra l'esposizione al paracetamolo durante la gravidanza e un aumento nel nascituro delle probabilità, di circa il 30%, di perdere efficacia in alcune funzioni attentive nei primi 5 anni di vita. Un'esposizione continuativa al farmaco è risultata associata anche a performance peggiori nei test computerizzati di controllo degli impulsi e di velocità di percezione visiva.
Nei bambini maschi l'uso persistente di paracetamolo in gravidanza è risultato associato a punteggi più alti del CAST (Childhood Autism Spectrum Test), un questionario composto da 37 domande a risposta si/no sulle tendenze del bambino rispetto ai comportamenti sociali e comunicativi, creato da Fiona Scott, Simon Baron-Cohen, Patrick Bolton e Carol Brayne del Centro di Ricerca per l'Autismo dell'Università di Cambridge, allo scopo di individuare alterazioni a rischio di sindrome di Asperger e di altre forme di autismo ad alto funzionamento in campioni di popolazione non clinici.
I risultati dello studio spagnolo, condotto da Avella Garcia e collaboratori, non sono assolutamente in grado di dimostrare l'esistenza di una causalità lineare fra l'uso di paracetamolo in gravidanza e l'insorgenza nei nascituri di un disturbo dello spettro autistico, né di ADHD, né di alcun altro disturbo del neurosviluppo. La ricerca infatti non è stata disegnata a questo scopo e presenta molti limiti metodologici. Non ha considerato le diagnosi sindromiche, codificate nei sistemi internazionali di classificazione dei disturbi (DSM o ICD), ma solo singoli sintomi, relativamente aspecifici. Ha valutato solo l'attenzione e le sue derivate, ma non altre funzioni cognitive o esecutive principali, né lo sviluppo intellettivo in generale (indicatore di alterazione complessa del neurosviluppo). Gli autori ribadiscono che non sono stati rilevati cambiamenti statisticamente significativi rispetto allo sviluppo cognitivo generale né rispetto a quello sociale. Lo studio non ha nemmeno tenuto conto delle molte altre possibili cause di disturbo dello spettro autistico, ADHD o di altri disturbi del neurosviluppo (genetiche, ambientali, abitudine al fumo della madre, uso/abuso di alcool nella madre, concentrazioni di testosterone intrauterino, ecc). Le variabili riferite a queste possibili cause non sono state controllate. Il fatto che l'aumento di rischio per certi sintomi riguardi solo i maschi conferma che ci sono necessariamente almeno altre determinanti legate al genere. Gli autori fanno riferimento a un diverso modo di metabolizzare il paracetamolo (peggiore nei maschi), ma è solo un'ipotesi mai definitivamente riscontrata su umani (solo su topi di laboratorio). Lo studio non considera con precisione la dose di paracetamolo assunta dalle diverse madri indagate, al momento dell'intervista la maggior parte delle gestanti era in grado di indicare solo se l'aveva assunto in modo persistente o sporadico. Le analisi statistiche condotte dagli autori dello studio non permettono di escludere fattori interferenti legati ai motivi (malattie, disturbi, dolore, ecc.) per cui le madri hanno assunto il farmaco; il numero limitato di madri con bambini sintomatici non permette neanche approfondimenti statistici ulteriori.
Molti autorevoli scienziati del settore concordano con l'opinione di chi vi scrive nel ridimensionare il valore dei risultati di questa ricerca rispetto a quanto affermato da altri scienziati. Il Direttore Scientifico dell'organizzazione benefica “Autistica”, Dr James Cusack, ha dichiarato ai giornalisti dell'Independent' che "non esistono evidenze sufficienti per sostenere l'esistenza di un legame causa-effetto … I risultati presentati sono preliminari e non dovrebbero preoccupare le famiglie e le donne in gravidanza". A tranquillizzare sono anche gli stessi ricercatori del Creal Institute di Barcellona: "Prima di cambiare le raccomandazioni attuali sono necessarie nuove ricerche per fare chiarezza, e soprattutto dettagli più precisi sulla dose di farmaco che potrebbe dare problemi.”
Studi precedenti avevano rilevato un aumento del rischio solo per esposizioni prolungate, a dosaggi alti, e solo in riferimento ad alterazioni complesse del neurosviluppo, espresse dalla combinazione di raggruppamenti di sintomi ascrivibili allo spettro autistico e all'ADHD. A dosaggi e periodi di assunzione standard il paracetamolo era stato valutato come assolutamente sicuro.
Queste sono le conclusioni anche del più grande studio ad aver esaminato specificamente il rischio di disturbo dello spettro autistico nei nascituri di gestanti che hanno assunto paracetamolo in gravidanza, quello di Liew e collaboratori, condotto prospetticamente in Danimarca su 64.322 madri di bambini non gemellari. Qui i bambini sono stati valutati fino all'età di circa 13 anni (in media) e sono stati applicati I criteri diagnostici ICD dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. Le madri ad aver assunto paracetamolo sono risultate il 56,3%, mentre i bambini con diagnosi di disturbo dello spettro autistico l'1.6%, di cui solo lo 0.5% presentava un autismo infantile, sovrapponibile a quello descritto originariamente da Kanner.

RIFERIMENTI

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Marco O. Bertelli